Territorio

SCOPELLO: IL BAGLIO

di G.V.Internicola

Nel periodo arabo, come testimonia un testo di Yagut esisteva una città sul mare chiamata  USCOBUL (1).
Il nome SCOUPELLOS, molto simile al dialettale SCUPEDDU, è probabilmente allusivo ai faraglioni o scogli (in latino scopulus in greco scopelos).
Appare per la prima volta in un diploma del 1097, in cui il feudo viene concesso dal conte Ruggero al monastero di S.Maria in Boico (2).
Nel 1220 il feudo di Scopello, ad eccezione della tonnara e del porto viene concesso alla chiesa di S. Maria dell'Ammiraglio a Palermo.
Da questo momento è evidente la differenziazione tra il feudo con caratteristiche agricolo-pastorali e la tonnara con destinazione peschereccia. Il feudo viene assegnato successivamente ad immigrati lombardi che nel 1237 ottengono da Federico II, per inospitalità diversamente motivata, di poter occupare la terra di Corleone, lasciando Scopello (3).
Nel 1237 viene elencato nel PRIVILEGIO DI FEDERICO II al secondo posto, dopo casale Curci e prima di casale Fraginisi, casali SCUPELLI tra le terre concesse a Monte S. Giuliano (4).
Il termine "casale" indica, per derivazione dall'arabo un agglomerato quadrangolare, o "baglio", con una sorgente d'acqua ed una vasca-abbeveratoio limitrofa, al centro del feudo, dove si svolgevano i lavori di masseria, agricolo-pastorale che richiedevano locali ed attrezzature adeguate (5).
Da Federico III di Aragona il feudo fu assegnato, nel 1355, al Ciandro della Cappella Palatina di Palermo, che successivamente lo diede in enfiteusi a Giovan Battista Caralta o Tarallo, Conte di S. Colomba, la cui figlia Caterina lo portava in dote al trapanese Giacomo Fardella, principe di Paceco (6).
Successivamente per lungo periodo Scopello fu quindi feudo della famiglia Fardella. Feudo baronale fino al 1788, dal 1802 Scopello era entrato a far parte del regio demanio per essere destinato a riserva di caccia dei Borboni.
Negli anni 1848-1849 risultava in fitto a Giovan Maria D'Alì.
Dopo l'unità d'Italia avvenne la spartizione fra pochi "Cutrara" .
La rivolta del 1862, avvenuta a Castellammare, ebbe tra le altre finalità la quotizzazione dell'ex-feudo Scopello ai contadini.
Nel 1868 fu venduto ad opera della Soc. Anonima per la vendita dei beni del Regno d'Italia, a 5 proprietari di Castellammare (7).
Contestualmente al feudo, anche le abitazioni del baglio subirono una suddivisione per quanto riguarda la proprietà.
L'attuale struttura del casale ossia baglio, di impronta seicentesca, detiene parti più antiche rimaneggiate ma visibili.
 Tutti gli antichi bagli , a differenza delle masserie, comportano uno spazio centrale in cui si affacciano gli ambienti. Nel baglio, inoltre, la lavorazione dei prodotti era completa.
L'assetto originario del baglio di Scopello prevedeva uno spazio centrale di m. 30 X m. 42 ed ambienti circostanti larghi m.7, tranne probabilmente per il lato nord-ovest con ambienti più ampi.
Si accede per unico ingresso ad arco prospiciente la fontana, insediata su un più recente lastricato, caratteristico delimitato a sud-ovest da un " giardino" perimetrato. Notevole il richiamo architettonico tra l'ingresso del baglio e l'ingresso del "giardino"
Le decorazioni di base dell'arco di ingresso al baglio ed il solaio dell'androne risultano manomessi.
A destra si aprivano ambienti per depositare le carrozze; di seguito locali per il bestiame,la conservazione delle derrate cerealicole o del foraggio; di fronte all'ingresso la parte nobile con stanze a volta reale affiancate da cucina e forno.
La zona a nord-ovest, più ombreggiata ed esposta a tramontana, aveva ambienti più ampi per la lavorazione delle uve (palmentu, strincitura) e per il frantoio (trappitu). Seguivano ambienti per la conservazione dei vini e degli oli (come da descrizioni catastali del 1842).
Nell'angolo esterno a sud-ovest fino a non molto tempo fa era un cortiletto con sedili in pietra che precedeva la piccola chiesa, evidentemente con disposizione diversa da quella attuale.
In seguito alla frantumazione della proprietà del baglio, furono aggiunti altri piccoli ambienti, furono praticate altre aperture all'esterno, prima non previste, sul "Cozzo" o spazio comune alle spalle del caseggiato, con vista panoramica sulla tonnara.
Successivamente sorsero altre abitazioni staccate dal baglio in direzione nord nord-ovest destinate alle famiglie degli agricoltori e dei pastori che sviluppavano ora autonomamente la propria attività. L'intero baglio non è stato mai legato effettivamente a attività connesse alla tonnara, né gli abitanti hanno praticato la pesca come attività qualificante.
Quando non c'erano corpi estranei e non c'era l'albero di eucaliptus la visione dello spazio interno risultava ottimale. Conserva, ancora se visto dal lato Sud ed Est, poiché non vicino ad altre costruzioni, il suo aspetto originario che domina l'ambiente circostante.
Da notare che in passato nelle adiacenze del baglio esistevano zone di servizio per la comunità permanente ed edifici con destinazione particolare: Torre di avvistamento Bennistri ( di probabile origine araba) sorgente ed abbeveratoio per gli animali mulino ad acqua per la molitura dei cereali, frutteto, porcile, colombaia, bosco per legnatico, pista per la lavorazione del sommacco, aie per la battitura del grano e dei cereali presso l'attuale parcheggio ( "misidda" ), zone a coltura particolare ( "cicirata" ), concimaia.
L'intero agglomerato costituisce oggi un piccolo borgo relativamente omogeneo, tipico e senza eccessive deturpazioni, che ben si presta ad una fruizione collettiva.


(1) M.AMARI, Biblioteca arabo-sicula, Loescher Torino,1880-89, Vol.I,XXXI  
     pag. 181
(2)S. CUSA,Diplomi greci ed arabi di Sicilia, vol.I Stab. LaV. Palermo 1868,p 5 e
     697
(3)M. AMARI, La guerra del Vespro, Palermo 1886 Vol.I; p. 204, n.I
    F. D'ANGELO, Insediamenti medievali in Sicilia: Scopello e baida in "Sicilia
    Archeologica" XIII (1981) n. 44 p. 65-70
(4)Il privilegio di Federico II di Svevia a favore di Mnte S. Giuliano in omaggio a
     Giuseppe Pagoto, Trapani 1986, p; 19-21
(5)Annuario Scuola Media Buseto Palizzolo: I Bagli 1985
(6)A. CORDICI, Istoria di Erice, ms Bibl. Comunale di Erice, lib. I, cap. 17;
     V. AMICO, Dizionario topografico della Sicilia, Palermo 1855-1856, Vol. II, p.
      480;
     R. LAUDUCA, op. cit. p. 18
(7)S. COSTANZA, La patria armata, Trapani 1989, p. 56, 58-61, 121-122, 131, 170,192

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