Home aggiornamenti Antimafia Poenotta ( testo poetico di Giuseppe battaglia)


Questo piccolo spazio lo dedichiamo al compagno Peppe per ricordarlo e per farlo conoscere a chi non ha avuto la fortuna come noi di averlo conosciuto

....in una calda luce il mondo s'addormenta.
Là tutto è ordine e bellezza, calma e voluttà.

Baudelaire da I Fiori del Male

PEPPE BATTAGLIA UNO DEI MIGLIORI COMPAGNI DI CASTELLAMMARE DEL GOLFO è MORTO IL 3 AGOSTO 2009

I COMPAGNI E GLI AMICI LO PORTERANNO SEMPRE NEL CUORE

Peppe ci ha lasciati il 3 agosto 2009, la sua scomparsa ci ha lasciati sicuramente un pò più soli.
Lui era un comunista con la C maiuscola.Era uno spirito libero. Ed è riuscito a vivere la vita intensamente fino alla fine.
Il suo impegno sociale e politico iniziò negli anni '70 partecipò alle lotte di quel periodo e fondò assieme ad altri compagni LOTTA CONTINUA a Castellammare, lottando contro il potere politico mafioso locale,è stato un punto di riferimento importante in quegli anni per i compagni di Castellammare ma anche per quelli di fuori,il suo impegno politico e sociale continuò anche dopo gli anni cosi detti caldi e fu un punto di riferimento per tutti coloro che amavano la libertà e la giustizia.
Amò la musica, il rock, il blues, i cantautori, la poesia e l'arte, cantava, suonava l'armonica e scriveva poesie.
Noi lo ricorderemo sempre per il suo impegno politico, per la sua intransigenza, per il suo amore per la libertà e per la giustizia.
La sua scomparsa lascia un vuoto in tutti noi e in tutti quelli che lo hanno conosciuto.

A PEPPE BATTAGLIA

Ardisci il grande salto oltre le catene
e ti riscopri anima; anima leggera
dopo la danza dentro a un sogno
che danzò il tuo corpo...
Ardisci il grande salto nel silenzio
dove ti aspettano una Casa
e una Musa prosperosa, che ti darà
brezza di musica infinita
che in questa vita chiusa, oltre le mura
tu non l'hai mai provata.

Ma tu corresti qui, sempre, accanto
alla tua sfida. Sfidasti dei corrotti
e tutto era tutto e niente era niente.
Niente! Come l'amore se dipende dai colori:
Tutto! Se tu andrai via con le mani piene.

Ora che vai, sull'ultimo sentiero sterrato
senza preghiere noi ti saremo dietro

Genova, 3 agosto 2009

 


 

 

AL COMPAGNO PEPPE UN PENSIERO PER TE 3 AGOSTO 2009


Ciao Peppe
Ci lasci con il cuore colmo di lacrime.
Sei stato un amico speciale, unico.
Amavi la musica, la poesia, l'arte in ogni sua forma.
Avevi un dono particolare capire ogni persona nel profondo del suo cuore e riuscivi a renderla unica ai tuoi occhi.
Amavi la vita e hai sempre amato sopra ogni cosa la verità e per questo sei stato amato da tutti.
Te ne sei andato in una giornata di scirocco, il vento che tu amavi e che ti ha accarezzato fino all'ultimo istante.

A me e a Nino hai dato tanto Peppe e noi ti porteremo sempre nel nostro cuore.
Ti vogliamo salutare con dei versi che tu ci avevi mandato.

“ Se ci pensi
si può vedere più lontano,
se ci senti
potrai notare anche le voci,
se ci vedi
potrai dire di no,
se ci pensi
abbiamo cavalcato anche le nuvole,
se ci pensi
abbiamo solcato gli oceani,
scalato le montagne,
giocato nel gran canyon.
Se ci pensi ….
Se ci pensi
soprattutto dobbiamo scatenarci,
spezzare le catene,
scatenare la nostra emotività,
la nostra passione,
l'amore.”

Ciao Peppe ci mancherai

Nino e Maria Rosa

 

A PEPPE CHE SE NE È ANDATO

Orazione funebre laica

  Cimitero Comunale di Castellammare del Golfo 4 agosto 2009

Ieri Peppe ha girato le spalle ed è partito, in una calda mattina di scirocco. Era il vento che preferiva, e a chi gli diceva che era un vento brutto perché afoso e debilitante, rispondeva deciso che non capiva nulla, che invece era un vento “nostro”, del Sud, che ci apparteneva e ci caratterizzava, bastava soltanto abbandonarsi a lui per capirlo ed esserne risparmiati.

Era il primo scirocco di questa estate e lui lo ha aspettato per andarsene. Si sono dati appuntamento. Aveva bisogno della sua compagnia, e il vento volentieri gliel'ha offerta. Lo ha fatto all'improvviso, in modo netto e definitivo, come un colpo di forbice su un filo. Niente mezze misure. Come sempre.

Peppe non ha mai avuto mezze misure: lucidamente estremo in ogni fibra del suo essere, battagliero come il suo cognome imponeva, impietosamente estremo nella ricerca di senso in ogni cosa e di verità. La verità non era tale senza un senso profondo e risolutivo, e ciò riguardava persone e cose. C'era in lui l'aspirazione a una verità definitiva, in un certo senso assoluta, senza la quale non esiste libertà.

Peppe è stato un uomo libero. Per lui verità e giustizia coincidevano. Esse non erano concetti astratti, ma erano legate alla terra e all'uomo. La sua ansia di verità e giustizia era alimentata dai sogni giovanili, dalle stelle che guardavamo la sera, dalla musica e dalle canzoni che cantavamo,dai libri che scoprivamo.

La casa di Peppe era la nostra casa. Solino ieri sera ha detto: “Questa casa non è di Peppe o di Salvatore, è la casa di tutti, come quella di Peppino Impastato.” Era vero allora, lo è stato fino ad ora, non so se continuerà ad esserlo. In quella casa tutti noi ci siamo incontrati, lì ci siamo conosciuti e ci siamo scoperti. Fucina incandescente, dove ciascuno era Vulcano di se stesso specchiandosi negli altri. Era la casa di tutti, ma senza di Peppe non ci sarebbe stata o non avrebbe avuto senso, e senza senso sarebbe stata inutile. A dare il senso era soprattutto la musica: noi tutti, Leo e la sua chitarra e Peppe con la sua armonica a bocca e soprattutto con la sua voce, forte e struggente.

Dalla gabbia di un paese chiuso, clericale e bigotto sgusciavamo cantando, leggendo, discutendo, sognando, sperimentando, attirati da ciò che intanto accadeva altrove: le lotte studentesche operaie nel nord e nel mondo, il vento della libertà. Ne fummo attratti e travolti, Peppe più di tutti. L'ansia di libertà e giustizia trovò il suo senso nell'impegno politico. A spingere era una urgenza di uguaglianza e giustizia sociale che guardava agli ultimi della società e sognava la rivoluzione. Era un'ansia libertaria che premeva come un vento caldo ed esigeva una risposta. Trovammo la risposta, o credemmo di trovarla, in Lotta Continua, la più libertaria tra le organizzazioni della sinistra rivoluzionaria degli anni '70. Fu un'adesione totale e totalizzante. Vitalistica. Peppe era il più “vitale” di tutti noi. Il suo impegno politico fu estremo, ne era coinvolto profondamente fin nelle viscere. Ed è quest'aspetto di Peppe che qui voglio sottolineare: una militanza politica coerente e coraggiosa, intransigente, nella quale metteva in gioco tutto se stesso, si identificava con gli sfruttati e gli emarginati, si scagliava contro l'ingiustizia, disprezzava l'ipocrisia, in un paese dove l'ipocrisia è un valore, il disimpegno una virtù e la dignità una colpa. Peppe si poneva sempre in modo problematico, talvolta anche decisamente polemico, sinceramente polemico, suscitando domande e inducendo alla riflessione anche noi che gli eravamo compagni. Ma soprattutto Peppe non aveva paura di niente e di nessuno, poiché riteneva di avere al suo fianco la giustizia.

Fu un'esperienza esaltante, eravamo parte di una generazione generosa, quella del '68, che a centinaia di migliaia voleva cambiare il mondo. Presto, tutto e subito. E questa urgenza era in Peppe maggiore che in tutti noi. Fu un'esperienza anche lacerante, per la reazione del potere politico-mafioso locale. In quegli anni di impegno e di lotta fummo fatti oggetto di denigrazione e di persecuzione politica: valga di esempio ciò che di Peppe scrisse la polizia politica in una delle sue tante denunce nei nostri confronti: “ … Battaglia Giuseppe, il quale, benché paralitico e su una sedia a rotelle, si interessa di politica”(!). Evidentemente per la solerte polizia, che in quegli anni non sentiva e non vedeva ciò che era evidente a tutti, era inconcepibile un “paralitico” che fosse anche cittadino attivo, persona “normale”. Peppe era una persona normale, “speciale” nelle sue scelte e nel suo modo di porsi, un compagno comunista la cui voglia di vivere e il cui vitalismo annullavano il suo handicap.

Non so se Peppe si è mai innamorato di qualcuno, ma se ciò è avvenuto, si è trattato di una persona di valore e di una persona fortunata, anche se non l'ha mai saputo.

Siamo stati un unico corpo per decine di anni, ci siamo mossi con lui sulla sua carrozzella per andare dove ci piaceva o si doveva, o tutte e due le cose assieme, alla villa, a un concerto, a un comizio o a un corteo o altrove, a piedi o in macchina col fumo delle sigarette, la sera, a guardare le stelle o ad ascoltare il mare.

“Mi sento più solo”, mi diceva ieri Salvatore con le lacrime agli occhi. E' vero per tutti noi, da quelli che lo abbiamo conosciuto fin dagli anni '60 a tutti gli altri venuti dopo: Vito, Gaetano, Leo, Rino, Salvatore, Tanino, Ciccio, Graziella, Antonio, Nicola, Franco, Nuccia, Maria Rosa e Nino, Jo, Rosetta e Bastiano, Nardo e Maria, Andrea, Ignazio, l'altro Nino, Carla, l'altro Franco, Gaspare, Antonia, Toni, Simone, Piero, Peppe e Santino, Benedetto, Giuseppe; Saro, Peppe, Nicola, Vito, Carlo, Michelangelo, Enzo e Franco che non ci sono più; Francesca, Stefania, Blasco e Cinzia che non c'è più anche lei; e poi Peppe Cavolo (a quando, Peppe, una tua barzelletta sul tuo cognome?), Solino, Alberto, Nino, Diego, Emanuele, Josè, Gaspare, Silvio, Gianni, Claudio e Luisa, Mariangela, Mariano, Kerstin, Antonella, Baldo con la sua arte, l'altro Baldo, e ancora Gaspare, Mario e gli altri di Alcamo con la loro disponibilità, e Gigi, Giovanni, Camillo, Giacomo, Matteo, Saverio e gli altri compagni di Rifondazione; e poi i compagni di Peppino Impastato di Cinisi e quelli di Vicenza e tutti gli altri che salto nel ricordo e me ne scuso.

Tutti, in forme diverse, ti abbiamo amato, Peppe, molti abbiamo vissuto con te in rapporto simbiotico, sotto l'ombra della pipa dello zio Benedetto, tuo padre, che mi ha guidato nell'arte del pennello (ma niente di artistico: facevamo gli imbianchini, garzoni di tuo fratello Salvatore!) e sotto l'ala comprensiva della zia Peppina, tua-nostra madre. Di lei mi piace ricordare un episodio che questa mattina Salvatore rievocava: Peppe piccolo, andava forse alla prima media, accompagnato con la sua carrozzella a scuola da un coetaneo sotto un grande ombrello da carrettiere perché non si bagnassero sotto la pioggia, e una vicina di casa le dice: “Che ci mandi a scuola, poveretto, non ti fa pietà?”. La zia Peppina non risponde, “per non mortificarla”, diceva in seguito ricordando l'episodio, “perché, forse mio figlio è cieco? E cosa risponderò al Signore se poi mi domanda perché non l'ho fatto studiare?”.

Adesso che anche lo scirocco se ne è andato, accompagnandoti, siamo qui a darti l'estremo saluto, ma ti ricorderemo sempre, un caffè, il bicchiere e il fumo della sigaretta,la tua allegria e la tua malinconia, la tua voglia di vivere e di parlare, la tua libertà cercata ed esibita, lanciata in faccia al potere, ad ogni potere.

Io, per parte mia, la notte del 21 di agosto e di Capodanno accenderò, come ogni anno da trenta anni, una sigaretta, sapendo che tu stai facendo altrettanto; e attenderò sempre il 22 di agosto per sapere chi tra noi due avrà vinto una delle nostre surreali scommesse, io a sostenere che pioverà il 21, tu il 22 (perché, sostieni, i botti di mezzanotte provocano la pioggia!).

Ciao Peppe, ti saluto nel modo che ti sarebbe piaciuto e che facevamo spesso, col pugno chiuso.

Paolo

 

Scritta da Peppe il 02-03-1992

“ C'era una volta”

Ad una immaginaria persona cara

Verranno a dirti
che sono andato via.
Quello lì se n'è andato via!
Quello che amava
la buona musica.
Quello che strimpellava
con tutto il cuore
con tutta l'anima:
Quello che si elettrizzava
quando scriveva dei versi
o quando aveva un'idea nuova:
Quello che stimava
più di tutto
la gente che soffre
quello che adorava
prima di tutto
la sincerità.
Quello che amava le cose belle:
Quello che si incazzava
per le cose ingiuste.
Quello che
faceva compagnia.
Verranno a dirti
che sono andato via.
Se sarà una giornata di pioggia
fai conto che questa
sia come una mia carezza.
Se sarà
una calda giornata di sole
pensa che quelli
erano i miei giorni preferiti.
Se una lacrima
ti bagnerà il viso
vuol dire che ci capivamo
e un po' di piacere mi farà
Se ogni tanto mi penserai
è allora che ti farò compagnia.
Ma tu avrai imparato già
a camminare da sola.
Verranno a dirti
che sono andato via.
Dillo che ho vissuto
come io volevo!
che amavo la notte
perché è un mondo diverso
che adoravo il sole
perché mi caricava
Dillo che ho lottato
contro l'ipocrisia
e la falsità
Sarà come una pietra infuocata
che il sole attraverserà veloce.
Ma la realtà
sarà più forte e s'imporrà
su ogni possibile immaginazione
Ma ora per favore
basta! Non piangere.
Pensa che fino a ieri
ti salutavo e ti sorridevo.
Quando farai il mio nome
fallo con fierezza e orgoglio.
se non ti capiranno
saranno degli imbecilli,
ma tu parla con il cuore
Perché i sogni sono le cose più belle
Verranno a dirti
che sono andato via
Chissà cosa starai facendo
in quel momento.
Forse ti metterai
la testa fra le mani
Oppure i tuoi occhi
cercheranno qualcosa
che ti farà ricordare
E poi, poi
l'ultimo saluto.


L'OSSIMORO VIVENTE  

A PEPPE BATTAGLIA

(IN MEMORIAM)

… noi capitammo, un giorno di scirocco,

in un paese dalle forme nobili

votate al mare in cima a un arrocco.

Era un paese sgombro di automobili.

“Qui l'officina è solo del cervello

che rifiuta gli estremi. Sono immobili

molti di noi, puniti da un flagello

alle gambe.” Mi disse un paralitico

in carrozzella come un ramoscello

spezzato. Io mi mostrai perplesso, critico

di una nemesi strana. E lui: “In franchezza

paghiamo un fio d'ingegno, un fio politico.

Passammo da un eccesso di saggezza

a un difetto d'Azione. All'Indolenza

che toglie nerbo, luce. Mai acutezza.

Il segno della nostra intelligenza

è in queste strade vuote. Ed è un retaggio

dei Lumi, un'eccezione, una veggenza.

Il mondo è estremo. È in folle. È sabotaggio

la motorizzazione, è l'estremismo

d'una coscienza senza più ingranaggio

di salute. Violenza. Sangue. Autismo.

Ma poi l'autismo vero è sceso in noi,

l'uso togliendo agli arti e l'agonismo.”

Adesso sorrideva e i corridoi

m'invitava a girare del paese,

le piazze della rocca, i ballatoi

che davano sul mare a più riprese.

Tirò fuori un'essenza -era di sandalo-,

unse le ruote e mi invitò all'arnese,

a spingerlo in avanti. “Il mondo è vandalo,”

riprese. “Quattro ruote senza varco.

E un mondo senza varco è un vero scandalo,”

 

rideva come ride un uomo parco

che sentiva protetta la sua schiena.

Poi giungemmo passando sotto un arco

normanno in una piazza saracena…

…………………………………

……………. Qui apparvero due gote

e i fianchi di una donna amanuense.

Ci servì la bellezza fra le note.

L'occhio si accese al sindaco e si spense.

“Molti di noi hanno perso la funzione

del sesso. Non abbiamo ricompense

che non siano un sorriso e un'intuizione

del cuore. Siamo acuti e impotenti.

Noi siamo dissennati di Ragione.

Sicché noi siamo ossimori viventi.”

…………………………………….

Poi mi invitò a sospingerlo alle rampe

del paese. Lo feci con letizia

in mezzo a carrozzelle e antiche stampe.

“Meglio quattro rotelle d'una sedia

che uomini di paglia a quattro zampe

motorizzate,” disse. “È una commedia

tragica, una questione di Cervello

dato all'ammasso.” Io dissi: “Dai mass media.”

Un riso esplose. Intanto su al castello

giungemmo alto sul mare. Lui: “Il compasso

qui ha un giro largo e l'esercizio è bello

per l'occhio. Quando il passo segna il passo

esercitiamo, appunto, l'occhio, il senso

per compensare gli arti e il contrappasso.

Che palestra per gli occhi, che compenso

il mare!” E a un tratto il mare fu d'argento.

Donne apparvero in nuvole d'incenso.

Bisbigliò: “Che palestra, che portento!”

mentre l'occhio inciampava in un sorriso

largo all'altezza delle gonne al vento.

‘Che esercizio per l'occhio ormai diviso',

pensai ridiscendendo archi di vie

favolose. In silenzio mai colliso

portavo a spasso per le gallerie

d'un mondo concimato da chimere

l'ossimoro vivente, le utopie

dell'uomo senza limiti e frontiere.

Pino Ligotti