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Scheda sintetica sull’inquinamento del Golfo di Castellammare e sulla situazione dei depuratori

 

Nel 1988 scrivevamo : “Il Golfo di Castellammare ha subito negli ultimi anni un processo di generale deterioramento ambientale e di inquinamento delle acque costiere, evidenziato dai rilevamenti della Goletta Verde e da recenti studi scientifici (G. Genchi, Calvo, Riggio, D’Anna , Giaccone).” Ed ancora: “Il tratto di mare che va da Castellammare a Terrasini presenta processi di eutrofizzazione, banchi di mitili (San Cataldo), persistente torbidità delle acque costiere, alti indici di inquinamento dovuti agli scarichi abusivi delle villette delle località di villeggiatura ed ai carichi inquinanti degli scarichi civili e industriali veicolati dai vari torrenti, dal Nocella al S. Bartolomeo, al Canalotto, al Pinto. Una urbanizzazione irrazionale delle fasce costiere e la mancanza di funzionali sistemi di depurazione delle acque di scarico, sia civili che industriali (le distillerie)  sono tra le cause di questo degrado.”

Intanto allora nel piano regionale delle acque si indicavano il golfo di Gela e quello di Castellammare come aree a rischio da attenzionare.

 Recentemente  un pronunciamento della Commissione UE ha individuato il nostro Golfo come  “area sensibile” sulla quale intervenire con tecnologie spinte.

 

Il Golfo di Castellammare, circa 45 km di coste, è compreso tra Capo S. Vito, ad Ovest, e Capo Rama, ad Est.

Il litotipo, ad Ovest, è caratterizzato da calcari affioranti che formano fondali rocciosi con insenature e grotte. La parte centrale del golfo, dal comune di Castellammare a quello di Trappeto, è caratterizzata da fondali prevalentemente sabbiosi con profondità medie di 8- 12 m e pendenze di 2-4 gradi nei primi 1000 m dalla costa. Il promontorio carbonatico di Montagna Longa e i monti di Palermo chiudono il golfo ad oriente con coste frastagliate e ricche di grotte. Il bacino che insiste sul golfo è percorso da brevi fiumi: Nocella, Iato, S. Bartolomeo e Canalotto.

Sul Golfo di Castellammare gravitano attività agro-industriali legate alla produzione e trasformazione di uva e olive, nella zona compresa tra Castellammare e Trappeto, ed una elevata densità di popolazione concentrata nella parte centrale del bacino.

 

Sversamenti liquidi

Anche se i maggiori apporti sono a carico dei corsi naturali (Nocella, Iato, S. Bartolomeo e Canalotto),  una indagine degli sversamenti teso alla caratterizzazione qualitativa degli apporti rivela come il golfo di Castellammare sia gravato da una densità media di sversamenti, per km lineare di costa molto alta; tali sversamenti sono dovuti  ai corsi naturali le cui acque chiare sono spesso frammisti con acque nere o scarichi industriali, agli scarichi civili dei comuni che insistono sull’Area del Golfo che immettono acque nere o in parte depurate, infine altri scarichi non censiti essenzialmente civili.

La dispersione di tali sversamenti liquidi a mare dipende dalle condizioni meteo-marine e dall'entità degli apporti stessi. Nelle aree considerate, i principali regimi meteo-marini possono generare le seguenti condizioni:

·        Mare piatto e assenza di vento:  le masse d 'acqua dolce ed il loro carico disciolto vagano in superficie, senza diluirsi, producendo fronti netti la cui ampiezza è proporzionale all'apporto.

·        Mare calmo con vento di brezza: gli apporti si diluiscono omogeneamente in ragione della distanza dallo sversamento producendo un pennacchio lungo e orientato dal vento.

·        Mare mosso: gli apporti subiscono una rapida diluizione e le tracce sono rilevabili omogeneamente intorno allo sbocco.

 

Stato attuale degli impianti di depurazione per i Centri abitati che gravitano dentro al Golfo

 

Castellammare :

Ha da diversi anni (sicuramente dagli anni 80) un depuratore non funzionante nell’area del porto, a ridosso del centro abitato, mai entrato in funzione, se non per un brevissimo periodo nell’80 . Scarica senza alcun trattamento a mare tramite una condotta sottomarina che nel corso del tempo si è più volte otturata, a causa delle correnti e della scarsa pendenza

Dal ‘91 esiste un finanziamento di 8 miliardi di vecchie lire per un progetto di nuovo impianto di depurazione  per Castellammare che  finora non è stato utilizzato. E’ intenzione dell’attuale amministrazione utilizzare tale finanziamento per attuare un progetto di adeguamento dell’impianto esistente per ripristinarne la funzionalità secondo le nuove normative, nonché la riattivazione della condotta sottomarina. Per tale progetto però non è stato ancora affidato alcun incarico nonostante le dichiarazioni  del Sindaco di alcuni mesi fa.

Il piano regionale delle acque prevedeva un depuratore consortile con Alcamo Marina che non é stato mai realizzato.

Si sottolinea la necessità e l’urgenza di una soluzione del problema degli scarichi civili della zona di Scopello e Punta Pispisa-Mazzo di Sciacca, a ridosso della Riserva dello Zingaro.

 

Comune di Alcamo :

 

Impianto di depurazione c/da Valle Nuccio.

L’impianto di depurazione di Alcamo, la cui realizzazione risale agli anni ’70, è stato recentemente sottoposto ad un intervento di ampliamento in quanto la sua capacità depurativa risultava sottodimensionata rispetto alle mutate caratteristiche qualitative e quantitative del refluo urbano.

I lavori, iniziati in data 01/07/1998, prevedevano la completa trasformazione del vecchio impianto di depurazione, ormai non più rispondente alle esigenze della città, l’ampliamento dello stesso con nuove vasche e diverse fasi depurative nonché l’adozione di moderne tecnologie per il recupero del biogas.

L’entrata in esercizio dell’impianto di depurazione potenziato e la costruzione di collettori per le sole acque bianche, ha consentito di eliminare il sistema degli sfioratoi di piena (“valvole” di sicurezza che riversavano la parte in eccesso del refluo direttamente nei torrenti); il nuovo impianto è in grado di trattare la totalità delle acque reflue. La capacità depurativa dei nuovi impianti, infatti, è tale da soddisfare le esigenze di una popolazione superiore a 50.000 abitanti.

Inoltre, l’impianto comprende un sistema di filtraggio a sabbia delle acque depurate che, in futuro, costruite le necessarie condutture, potrebbero essere utilizzate per l’irrigazione dei terreni.

 

Resta irrisolto il problema dell’impianto fognario e di quello depurativo per  Alcamo Marina. Nel recente passato Genchi e Calvo avevano evidenziato concentrazioni di azoto inorganico e fosforo reattivo molto elevate ed uno spiccato carattere distrofico della flora nelle acque del Canalotto, recapito finale di tanti scarichi abusivi.

Resta aperto il problema degli scarichi della distilleria Enodistil.

 

Balestrate :

Ha un depuratore per 7500 abitanti immediatamente sopra la spiaggia sotto la Conchiglia, in direzione di Trappeto  che funziona male, con una condotta sottomarina decrepita che fa acqua da tutte le parti; i reflui percolano  sulla spiaggia a vista d’occhio. Il comune ha chiesto un finanziamento per adeguarlo e renderlo terziario ( terzo livello con abbattimento del fosforo e dell’azoto) e per rifare la condotta marina. Dovrebbe risolvere il problema degli scarichi della zona circostante il ponte di ferro della ferrovia che questa estate e scoppiato con le proteste dei bagnanti.

 

Trappeto :

Ha ancora un piccolo depuratore per 3000 abitanti; originariamente il progetto prevedeva due impianti in parallelo al servizio della popolazione .  e fluttuante; né è stato realizzato però soltanto uno, senza una condotta sottomarina. Di conseguenza  parte dei liquami vengono scaricati a mare senza alcun trattamento, soprattutto durante la stagione estiva . Nella località balneare della Ciammarita sono del tutto assenti la rete fognaria e un sistema di smaltimento dei reflui, mentre resta il problema dei reflui agro-industriali ( frantoi ed altre attività legate all’agricoltura e alla pesca)

 

Partinico

L'impianto è stato realizzato in due tempi per un periodo che va dal 1975 al 1982. Inizialmente è stata prevista una potenzialità di 24000 abitanti con la seguente efficienza depurativa:

-         riduzione di BOD  90 %

-         contenuto SST  30 ppm

 

Con un intervento successivo l'impianto è stato adeguato alla tabella "A" della L. n° 319 del ‘76 incrementando la potenzialità dello stesso fino a 32000 abitanti.

Il depuratore non presenta grossi problemi anche se qualche volta non funziona il desoleatore e il sistema d’ispessimento dei fanghi; un fattore critico è costituito dallo sbilanciamento della quantità di scarichi, tra il giorno e la notte e tra le diverse stagioni; ciò comporta di tanto in tanto dei fuori servizio di tutto il sistema; un finanziamento di 550 milioni con relativo progetto  per una vasca di equalizzazione dovrebbe andare in porto a breve  tenendo conto dei tempi politici e burocratici per l’appalto dei lavori.

 

Resta il problema irrisolto della più grande distilleria d’Europa!

 

Terrasini

Terrasini  attualmente scarica i propri reflui dopo un trattamento di 1° livello in cui il refluo viene sottoposto ad un grigliatura e disoleatura; esso quindi viene portato attraverso una condotta sottomarina la cui lunghezza è di circa 500 mt al largo e qui disperso da un diffusore posto a valle della condotta marina.

Criticità :

Una lunga serie di guasti e rotture hanno interessato negli anni la condotta ormai fatiscente, ma lo stesso diffusore posto alla estremità del pennello non ha mai funzionato in modo adeguato.

A causa della ridotta lunghezza del pennello e della non efficienza del diffusore, quando prevalgono i venti da ponente, gli apporti reflui vengono spinti verso la costa del centro urbano di Terrasini e del tratto di costa che va da “Grotta perciata” alla spiaggia della Praiola; allo stesso modo con venti prevalenti da levante gli apporti reflui pur diluiti interessano la costa che va dalla “Maiduzza” a Punta Catalana: insomma, complessivamente, uno dei tratti più suggestivi della costa occidentale della Sicilia presenta problemi enormi per la balneazione e l’inquinamento costiero.

L’ultimo censimento del Comune di Terrasini ha rilevato una popolazione crescente di oltre 11.000 abitanti per cui l’impianto di cui sopra non è più conforme alla normativa di legge; il comune deve pertanto adeguare il suo impianto di smaltimento dei reflui con un depuratore di 2°livello; per questo vi è un  progetto preliminare presentato come scheda progettuale presso la Struttura Commissariale della Regione per la gestione delle acque per un importo di 11 milioni di Euro.

 

San Giuseppe e San Cipirrello :

Questi due comuni  hanno scaricato a lungo e liberamente nel fiume Jato e poi nell’invaso Poma, sul cui bagnasciuga si accumulavano cumuli di schiuma;  adesso risulta che hanno predisposto un progetto comune con finanziamenti misti privato-pubblico per il trattamento delle acque reflue.

 

Borgetto :

Ha scaricato fino a qualche tempo fa una  parte dei reflui fognari sul Sardo Platti; non si hanno notizie certe se tale situazione è stata sanata; comunque é certo che la sua rete fognante non è completa e non copre le esigenze dei suoi abitanti.

 

Questo é lo stato delle nostre conoscenze che scaturisce da una indagine presso i vari comuni coinvolti e che necessita pero di ulteriore approfondimento e dettaglio.

Tuttavia alla luce dei dati fin qui ricavati si possono esprimere alcune considerazioni di massima:

Il Golfo di Castellammare come corpo idrico ricettore presenta delle criticità in considerazione delle caratteristiche che lo contraddistinguono:

·        la sua giacenza con un incuneamento rilevante nell’entroterra che ne limita il ricambio delle acque;

·        il basso fondale che lo interessa per l’intera superficie determina interferenze sostanziali con gli apporti terrigeni e con i carichi inquinanti di origine antropica; sono state peraltro censite ampie zone eutrofiche in corrispondenza alle aree più interne del Golfo.

·        la grande densità abitativa equivalente che insiste su di esso con i massimi estivi che coincidono con un aumento della temperatura delle sue acque contribuiscono a identificarlo come area sensibile su cui concentrare degli interventi per la riduzione del carico sensibile.

Occorre pertanto intervenire tempestivamente adeguando intanto tutti gli impianti di depurazione dei comuni che sversano dentro il Golfo:

Alla luce della normativa vigente (D.L. 152/99) in merito allo scarico a mare di reflui provenienti da scarichi civili, riteniamo che per conseguire una migliore salvaguardia degli elevati valori ambientali della costa e delle sue acque che rappresentano tra l’altro la fonte primaria del sostentamento delle attività turistiche e marinare presenti nelle comunità del Golfo, bisogna assicurare dei rendimenti di rimozione degli inquinanti elevati anche al fine di limitare i livelli di eutrofizzazione raggiunti; tale rimozione si consegue solo con un adeguato trattamento biologico che deve interessare tutti gli impianti di depurazione attualmente esistenti. Laddove è possibile occorrerà  puntare al riuso delle acque reflue depurate, vista anche la scarsità della risorsa ed il regime siccitoso che da qualche anno interessa la Sicilia Nord-Occidentale.

 

In alcune situazioni il riuso è possibile adottarlo specie quando esistono vecchie reti di distribuzione delle acque non più in esercizio o dove sono state requisite reti private di distribuzione di acque per uso irriguo.

In tali casi sarà occorrerà prevedere una sezione finale di affinamento dei reflui, opportuna per conseguire elevati livelli di disinfezione ed assicurare una ottimale rimozione dei SST (Solidi Sospesi).

In prima approssimazione, i requisiti da richiedere a valle del trattamento secondario possono ragionevolmente essere:

 

Parametro

Concentrazione Ammissibile

Carico [Kg/d]

BOD5

25 mg/l

26

COD

125 mg/l

132

SST

35 mg/l

37

N totale

40 mg/l

42

N – NH4

3 mg/l

3

P totale

10 mg/l

10.5

Carica batterica

MPN 5000 coli/100 ml

 

 

Per le sole acque depurate avviate effettivamente al riutilizzo è richiesto, invece, dopo eventuale trattamento di affinamento, il conseguimento dei più restrittivi limiti allo scarico:

BOD5:                         10 mg/l

SST:                           10 mg/l

Carica batterica:           MPN 20 coli/100 ml.