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FORUM AMBIENTE C/MARE

  

 

COMUNICATO STAMPA  FRANA SCOPELLO  21.02.05

 

 

 

Centinaia di migliaia di euro di danni, coltivazioni e magazzini rurali distrutti, stato di allerta per le numerose villette di Mazzo di Sciacca e Baia Luce: la frana che  giovedì scorso ha interessato la zona di Bosco Scopello acquista i contorni di un vero disastro ambientale (sono più di duecento gli ettari di terreno argilloso franati) e il Sindaco si appresta a chiedere lo stato di calamità.

Solo di fronte all’emergenza gli amministratori locali si rendono conto delle problematiche ambientali esistenti sul territorio. Vale forse la pena di ricordare che, nelle previsioni del PRG da questi stessi amministratori  approvato nell’aprile 2003, proprio nella zona di Mazzo di Sciacca, adesso minacciata dalla frana, avrebbero dovuto sorgere residence, alberghi, piscine, ristoranti  e tutti gli annessi e connessi di una area destinata ad uso turistico- ricettivo.

Quella era  infatti una delle famose zone  E2 ST, ovvero “zona agricola di particolare interesse paesaggistico a suscettività d’uso turistico-ricettivo”, sulle quali sarebbe stato possibile costruire con indici di edificabilità  da capogiro  ( 0,50 mc/mq  dai 150 ai 300 m. dal mare e 0,70mc/mq oltre i 300 m.), nonostante l’evidente rischio idrogeologico cui tutta l’area intorno a Scopello è soggetta. Ciò grazie al fatto che  nelle carte allegate al PRG  la frana che interessa la vallata compresa  fra la dorsale calcarea Perania e le pendici orientali di Monte Scardina veniva sbrigativamente definita come “paleofrana” non più attiva, in palese contrasto con quanto invece  risulta da dati tecnici e dalla vasta letteratura geologica pubblicata a tal riguardo, oltre che dall’esperienza diretta dei residenti della zona.

 

Contro quel  P.R.G., il Forum Ambiente Castellammare ha condotto una lunga campagna che ha portato alla sostanziale revisione del Piano da parte del Consiglio Regionale di Urbanistica con la modifica di alcune delle previsioni  più nefande per l’ambiente in esso contenute, come quella che riguardava Mazzo di Sciacca, dove adesso non si potrà più costruire, se non con indici  bassissimi.

 

Di fronte a questa emergenza ambientale non possiamo che esprimere ancora una volta la nostra soddisfazione per il pronunciamento del CRU che ha impedito l’urbanizzazione di una zona ad altissimo rischio idro-geologico, e auspicare che gli amministratori locali, di recente impegnati in una miope opposizione al Piano Territoriale Paesistico, smettano di considerare le leggi urbanistiche un intralcio ai loro affari anziché norme di tutela dell’integrità  dell’ambiente e della sicurezza di chi vi risiede.