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CASTELLAMMARE. Dopo i due blitz antimafia, la Prefettura
chiede l’accesso agli atti del comune
“ Sospetti di collusione”
CASTELLAMMARE DEL GOLFO. Il rapporto è partito giorni or sono
destinazione gli uffici del Viminale, il ministero dell'interno diretto dall'On.
Beppe Pisana Mittente il prefetto di Trapani Giovanni Finazzo che, tirando le
fila di alcuni rapporti giudiziari, ha chiesto l'autorizzazione a potere
«accedere» agli atti del Comune. Se la richiesta verrà accolta la «procedura di
accesso» rappresenta il primo passo verso una eventuale proposta di
scioglimento dell'amministrazione comunale - sindaco,-Giunta e Consiglio
comunale - per inquinamento mafioso.
Dell’iniziativa del prefetto Finazzo si è saputo quasi in coincidenza
con un’altra
notizia: quella relativa all'avviso di conclusione delle indagini che
la procura antimafia di Palermo ha fatto notificare ai 29 indagati delle
operazioni antimafia «Tempesta» (la prima risalente ad un blitz di luglio 2004,
l'altra a gennaio scorso). Già un anno addietro i due blitz antimafia hanno
messo in luce anche aspetti di connessione e commistione tra dirigenti e
funzionari della pubblica amministrazione del Comune di Castellammare e i boss
della zona, storicamente .niente «zoccolo duro» della mafia siciliana
I boss avrebbero avuto direttamente o attraverso loro uomini (ma anche donne
considerato che non sarebbe stato di secondo piano il ruolo avuto alcune donne,
moglie e madri di uomini d'onore in carcere) il controllo di alcuni settori
dell'amministrazione.
Su alcune vicende c'è stato già un giudizio come nel caso che riguarda
l'ex comandante della Polizia Municipale Salvatore Matranga che si interessò
della
concessione di una licenza per l'apertura di un chiosco dentro una
villa comunale. Matranga - che ha patteggiato la condanna - sapeva bene che
l'intestatario non era il giovane che risultava intestatario del locale, ma suo
cognato, don Ciccio Domingo inteso Tempesta, all'epoca in carcere; dalle
intercettazioni è emerso pure che Matranga si disperava anche con la cognata
Antonella Di Graziano, per quel giovane che non curava a dovere i documenti da
presentare.
L’ex
comandante Salvatore Matranga ha perduto l'incarico ma ha ottenuto la dirczione
di un altro settore, e dopo la condanna per patteggiamento (è stata esclusa
l'aggravante mafiosa) lo scorso 29 aprile si è visto notìficare l'esito del procedimento
disciplinare: per le sue «malefatte» ha subito una sospensione dal servizio per
sette giorni. Altri due
suoi
colleghi per i quali per adesso c'è solo un avviso di conclusione indagini, le
cose non sono andate diversamente: l'architetto Vincenzo Bonventre è
rimasto
dentro l'Utc, l'ex ingegnere capo Nino Palmeri dirige la protezione
civile ed il
settore
case popolari.
RINO
GIACALONE